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IL VIRUS DELLA SOLIDARIETA’

Stiamo vivendo tempi difficili con un nemico invisibile, denominato COVID-19 e più noto come “coronavirus”, che sta minando alla base la tenuta sociale ed economica di intere Nazioni. Non solo la nostra, ma in particolare la nostra. I fatti sono noti e da settimane sono sulla bocca di tutti.

Nessuno nega la prudenza né le normali norme igieniche da seguire sempre, virus e non virus. Vogliamo essere rispettosi degli sforzi fatti, da chi è preposto per farlo, per evitare il propagarsi del nemico invisibile. Vogliamo fare la nostra parte.

In questa sede non vogliamo affrontare la questione con le domande che molti si pongono: “perché si diffonde soprattutto nel nostro Paese dato che è un virus che si trasmette per via aerea e siamo nell’epoca della globalizzazione, ecc.”  

C’è già in atto una “battaglia” tra bufale ed anti-bufale e se non c’è un minimo di spirito critico e di esperienza nella selezione delle informazioni si rischia di dare ascolto a tutto ed al contrario di tutto, restando nel caos.

Vogliamo però valutare la questione da una prospettiva particolare, quella del comportamento e della reazione delle persone.

Lo sappiamo, nel nostro Paese siamo campioni mondiali dell’autoflagellazione: “Eh, cosa vuoi, siamo in Italia !”, “Succede solo in Italia” e così via con tutto il repertorio che ascoltiamo, purtroppo, da sempre.

Questo masochismo ci ha danneggiato tante volte e ora, in questa emergenza sanitaria (a prescindere dalla sua intensità), ha toccato vette mai raggiunte.

Tenendo conto che le notizie ormai si diffondono in tutto il globo molto più velocemente di qualsiasi virus, dobbiamo rilevare che tutta la canea mediatica e la gestione non proprio ottimale della comunicazione da parte delle Istituzioni non sono state d’aiuto, semmai il contrario.

Abbiamo creato a noi stessi e al nostro Paese, un enorme danno di immagine, che si sta riflettendo e che si rifletterà nel tempo anche e soprattutto in campo economico.

Gli effetti potrebbero essere peggiori di come ce li possiamo immaginare ora, con un impatto molto forte sulla produzione di beni (industria manifatturiera e agricoltura), sulla produzione dei servizi (soprattutto l’industria del turismo) e su tutto ciò che vi gravita intorno. E quindi con un impatto negativo sull’occupazione e sul gettito fiscale e quindi sulla capacità di spesa statale e locale.

Continuare a bombardarci mediaticamente con foto e video di piazze vuote, di camerieri in una Piazza San Marco semi-deserta a Venezia che attendono con ansia i clienti, di bus vuoti a Roma, di gente con le mascherine che guarda gli altri in cagnesco o con la paura negli occhi, non aiuta ad affrontare con saggezza e con senso di responsabilità una tale emergenza.

L’informazione è una cosa, l’irresponsabilità un’altra.

Né aiuta leggere su importanti portali la classifica dei siti più visitati e quindi le “performance del web” con aumenti enormi di visitatori “affamati” di notizie sul virus.

Potremmo anche sbagliare, ma in simili notizie si intravvede un certo autocompiacimento.

L’”industria” del “tanto peggio, tanto meglio” non è mai andata così bene.

Così come l’ “industria” dello sdegno e quella delle cassandre, solite sputare sul piatto dove hanno mangiato.

In un clima in cui molti fanno a gara per chi la spara più grossa e per alimentare l’allarmismo e il panico tra la popolazione si possono generare dei mostri.

E’ invece il caso di tirare il freno, fermarsi e riflettere.

Ciascuno come può e come sa fare.

E’ ora di far propagare il virus della solidarietà, l’unico virus che ora ci può portare dei vantaggi, l’unico in questo difficile momento in cui siamo visti come appestati dal resto del mondo e persino dalla Cina da cui tutto sembra iniziato !

In un momento in cui – da quello che ci raccontano i media – i prodotti del Made in Italy non sembrano essere più voluti ed ambiti, a differenza di come sono sempre stati, è il caso di mettere in quarantena i messaggeri di sventura e di fare quadrato come Popolo.

E' ora di accantonare i particolarismi, i campanilsmi, gli egoismi e tutti gli "ismi" che ci possono danneggiare.

In un momento in cui la stessa “Unione” Europea sembra scaricarci, in un momento in cui le agenzie di rating parlano di possibili downgrade del nostro Paese (con lo spettro della tripla “C” e simili e del relativo impatto devastante sui titoli di Stato), è il caso che le nostre migliori energie vengano messe al servizio della collettività.

Vorremmo per una volta sentire la frase “Succede solo in Italia” ma per illustrare la straordinaria  propagazione del virus della solidarietà, che ci ha permesso di uscire brilantemente da una situazione di emergenza.

Dobbiamo tirarci su le maniche e tirarci fuori da questa situazione: ne abbiamo le possibilità e ne abbiamo la forza.

E’ giunta l’ora di seguire lo stesso consiglio, sotto forma di slogan, del governo britannico nel 1939 per indurre la propria popolazione a mantenere l’ottimismo e a non farsi prendere dal panico nella minaccia di un’invasione nemica: “Keep calm and carry on”, “State calmi e andate avanti”.

 

Studio Santi & Associati © 7 Marzo 2020