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CONFUSIONE GIURIDICA

18.05.2020.

Vorremmo trattare argomenti come la riscossa economica del nostro Paese, vorremmo parlare di aspetti positivi che riguardano la ripresa del discorso lasciato in sospeso dopo un blocco forzato delle attività, ma non riusciamo a non esprimere una certa verve polemica di fronte a quello che abbiamo visto in questi ultimi tre mesi.

Tra i tanti spunti per farlo vogliamo scegliere uno dei più “tecnici”, dei più ostici e scomodi, consapevoli che è necessario puntare l’attenzione su uno degli aspetti che è sempre lì sullo sfondo e che ha un effetto enorme sulla coillettività.

Chi non ha notato una certa confusione in ambito giuridico negli ultimi tempi sull’onda dell’emergenza sanitaria ?

Ebbene, senza essere fini giuristi, senza voler fare concorrenza ai principi del foro, da individui pratici quali crediamo di essere, magari più per necessità che per virtù, riteniamo di aver assistito ad un certo utilizzo improprio delle norme.

Il governo attualmente in carica ha utilizzato in modo disinvolto il D.P.C.M. (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri) per legiferare – senza alcun controllo del Parlamento – su questioni di vitale importanza per i cittadini e comprimendo pesantemente diritti costituzionalmente protetti.

Non entriamo nella diatriba tra costituzionalisti veri e presunti, dal momento che c’è un aspro dibattito tra pro e contro, ossia tra chi afferma che i D.P.C.M. governativi sono del tutto regolari e “coperti” da precedente ed apposito Decreto Legge poi convertito in Legge entro i 60 giorni successivi all’entrata in vigore e chi – tra cui un ex-Presidente della Corte Costituzionale - afferma l’esatto contrario.

Noi ci limitiamo a constatare che c’è qualcosa che non ci convince; non si possono comprimere le libertà fondamentali con un atto amministrativo quale il D.P.C.M. e non c’è emergenza che tenga: per l’emergenza c’è il Decreto Legge. Punto e a capo.

Ma per aggiungere un “pizzico” di caos alla baraonda generale, ci si sono messe anche le Regioni e quindi via via anche i Comuni, ciascuno con le rispettive ordinanze, il cui incrocio e la cui sovrapposizione con le norme statali meritano un articolo a parte.

Ovviamente, chi rinuncia al suo quarto d’ora di celebrità ?

E quindi nel solco delle norme in libera uscita si sono create delle perle di particolare rarità:

  • Comunicati stampa dell’INPS come quello del 15 maggio che annuncia il proprio messaggio del 16 maggio (sabato) con i quali si afferma che la proroga dal 18 maggio al 30 giugno secondo il Decreto Liquidità (e forse al 16 settembre, secondo il Decreto Rilancio, che nel momento in cui scriviamo risulta annunciato da settimane ma non ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale) è valida a certe condizioni anche per i soci di società …  quando qualcuno potrebbe aver già pagato
  • Istruzioni dell’INAIL per riaperture di ristoranti, bar, stabilimenti balneari, redatte con il concorso dell’I.S.S., l’Istituto Superiore della Sanità, pesantemente criticate dagli addetti ai lavori e bollate come inapplicabili
  • Il Decreto annunciato ma non pubblicato, esempio di alchimia giuridica e tributaria, che è stato utilizzato per fini propagandistici e quindi ha permesso di effettuare lunghi e diffusi spot elettorali, che da Aprile è diventato Maggio e poi Rilancio (con raddoppio delle puntate ?)
  • Protocolli tra Governo e parti sociali per lo svolgimento del lavoro in sicurezza, sempre divulgati in zona-Cesarini
  • Ordinanze regionali più o meno fantasiose e con vasto assortimento tra una Regione e l’altra, a volte in evidente (e voluto?) contrasto con i decreti governativi
  • Per tacere di Decreti Ministeriali che hanno integrato e modificato parti dei D.P.C.M. e circolari ministeriali che hanno aggiunto del loro

 

E tutto ciò non ha fatto altro che alimentare un problema endemico del nostro Paese e cioè l’incertezza del diritto.

Quando le regole non sono chiare, quando sono confuse, contraddittorie, pletoriche e di scarsa praticità, non si fa altro che creare caos, che allontana la propensione ad investire, necessaria per gettare le basi per creare valore e di conseguenza posti di lavoro.

E’ poco confortante sapere che l’unica certezza che abbiamo constatato è stata sino ad ora la confusione giuridica.

Concludiamo questo nostro articoletto, constatando che il Decreto Rilancio, di cui si sono sprecati fiumi di inchiostro e si sono riempite intere trasmissioni televisive, non è ancora stato pubblicato

Chissà quanto ci vorrà per digerire un polpettone di quasi 500 pagine e chissà quanto per metterlo in atto tra regolamenti, circolari e intoppi burocratici.

Un vero esempio di pragmatismo.

18 Maggio 2020, ore 22.55.