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GIUSTIFICARE UN MALE MINORE CON UN MALE MAGGIORE

Tempo fa ho sentito di un’insegnante che indossava una pelliccia e a cui un suo alunno aveva chiesto se non le dispiaceva per i poveri animali che loro malgrado sono stati sacrificati per il suo capo di abbigliamento.

L’insegnante rispose: “che male c’è ?”, si trattava in fin dei conti di animali e che avrebbero potuto comunque fare una brutta fine per altri motivi. E poi con tutti i problemi che ci sono al mondo, con i bambini che muoiono di fame, con le guerre e le carestie, possiamo preoccuparci per una pelliccia ?

E’ stato un tentativo di giustificare un male minore con mali maggiori, che però in tale contesto non c’entravano affatto.

E’ un’interpretazione capziosa della locuzione latina “ubi maior minor cessat”, ossia «dove vi è il maggiore, il minore decade».

Riflettendoci bene, possiamo dire che ci si imbatte con una certa frequenza in persone che pongono in essere simili tentativi di giustificazione, cioè persone che, per giustificare una loro mancanza o un fatto che potrebbe risultare negativo per il sentire comune o che potrebbe nuocere agli altri, cercano di accampare scuse aggrappandosi a mali maggiori, che di certo esistono ma che non hanno nulla a che fare con il caso in questione.

Se arrivassimo ad avallare simili comportamenti, avremmo una scusa per ogni comportamento censurabile o riprovevole: “ma perché ti lamenti del fatto che ti ho accidentalmente graffiato la portiera della tua auto, con tutti i bambini che muoiono di fame nel mondo ?”.

Ovviamente, non si vuole negare la fame nel mondo e non si vuole essere indifferenti alla sofferenza altrui, soprattutto dei bambini.  Ciò non è minimamente in discussione.

E’ invece riprovevole il comportamento di chi cerca di minimizzare le proprie responsabilità per un proprio gesto negativo mettendolo a confronto con i problemi importanti dell’umanità.

Se tale modus operandi diventasse la regola, avremmo il caos, dal momento che ognuno sarebbe indotto a compiere gesti opinabili con la “scusa” del male maggiore: “Ma perché ti lamenti di una sberla ? Mica ti ho rotto una gamba !”  E allora facciamo un passo avanti: “Ti ho rotto una gamba, mica ti ho ammazzato !”. E via dicendo. Ma ha senso tutto ciò? 

Il male, piccolo o grande che sia, non può trovare in alcun modo giustificazione in un male di maggiore entità o presunta tale e dev’essere considerato in sé per quello che è.

L’insegnante con la pelliccia non ha dato un buon insegnamento al proprio alunno, non per la pelliccia in sé, ma per la penosa giustificazione che ha cercato di rifilare al proprio alunno.

Dobbiamo solo sperare che l’alunno non abbia fatto suo tale “insegnamento”.

 

Fabrizio Santi c/o Studio Santi & Associati © febbraio 2020