SFATIAMO IL MITO DELL'IMPRESA IN UN GIORNO !

L'impresa in un giorno, un vecchio slogan politico che ha portato ad un cambio di passo normativo e amministrativo. Ma la realtà che si è poi manifestata con i SUAP non sembra tutta in linea con lo spirito che ha animato la norma.
Il portale "Impresa in un giorno" e la riforma dei SUAP (Sportello Unico per le Attività Produttive) hanno radicalmente digitalizzato il rapporto tra aziende e Pubblica Amministrazione, ma la realtà operativa presenta ancora forti criticità rispetto allo slogan originario.
I Successi della Riforma
- Canale unico: eliminazione dei moduli cartacei a favore di un solo interlocutore telematico.
- Standardizzazione: introduzione della SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) per l'avvio immediato delle attività nei casi ordinari.
- Tracciabilità: possibilità di seguire lo stato di avanzamento della pratica online.
Le Criticità Riscontrate (Il "Divario" con lo Slogan)
- Frammentazione locale: molti Comuni usano la piattaforma nazionale di InfoCamere, ma altri gestiscono portali regionali o autonomi, creando confusione per le imprese multipiazza.
- Colli di bottiglia degli enti terzi: anche se il SUAP accetta la pratica in un giorno, i tempi si bloccano quando si attendono pareri da enti esterni (ASL, Vigili del Fuoco, Soprintendenze).
- Burocrazia difensiva: frequente richiesta di integrazioni documentali non necessarie da parte degli uffici per "prendere tempo" o evitare responsabilità.
- Mancanza di interoperabilità: i database delle diverse amministrazioni spesso non si parlano, costringendo l'utente a inserire dati già in possesso dello Stato
Volendo essere maliziosi, viene da dire "impresa in un mese o in un anno", ma non lo diciamo. Quello che diciamo, invece, è che tale "evoluzione" (le virgolette sono d'obbligo) non ha fatto altro che alimentare il "mostro burocratico".
La sua provocazione tocca il cuore del problema: la digitalizzazione della burocrazia, senza una vera semplificazione delle regole, rischia solo di automatizzare e velocizzare la produzione di intoppi amministrativi. Il "mostro burocratico" non è sparito; ha semplicemente cambiato forma, passando dalla carta ai moduli digitali.
Perché il sistema si è trasformato in un "mostro digitale"
- La trappola della SCIA condizionata: La SCIA doveva garantire l'avvio immediato. Oggi, se l'attività richiede un'autorizzazione ambientale o antincendio, la pratica si blocca in attesa di una giungla di pareri preventivi.
- Iper-regolamentazione: Digitalizzare un modulo non serve se per compilarlo servono decine di allegati tecnici, asseverazioni di professionisti e planimetrie firmate.
- Burocrazia "fai-da-te": Il carico di lavoro per l'inserimento dei dati è stato interamente trasferito sulle spalle dell'imprenditore o del suo consulente (commercialista, associazione di categoria).
- Rigidità dei portali: Un errore di formattazione o un file firmato digitalmente in modo errato possono causare il rifiuto automatico della pratica, senza possibilità di un dialogo umano e costruttivo con il funzionario.
Le conseguenze per l'economia
- Costi indiretti elevati: Le imprese spendono migliaia di euro in consulenti tecnici solo per "parlare" correttamente con la piattaforma informatica.
- Incertezza del diritto: Il rischio di controlli tardivi o interpretazioni locali difformi della stessa norma scoraggia gli investimenti, soprattutto quelli esteri.
- Svantaggio per le micro-imprese: I piccoli artigiani o commercianti, meno digitalizzati, subiscono un impatto sproporzionato rispetto alle grandi aziende strutturate.
Insomma, prima dell'impresa in un giorno (oggi in un mese o in un anno), gli studi dei commercialisti fungevano da intermediari con i vari Enti e nonostante le scartoffie si riusciva in tempi ragionevoli a trovare la soluzione, mentre oggi gli studi stessi si rivolgono sempre più spesso ad agenzie di pratiche burocratiche. Diciamolo, la carta è virtualmente sparita, ma anziché snellire e disintermediare, sono aumentati i passaggi di intermediazione e la complicazione risulta ingestibile per uno studio di commercialisti, che ha ben altro di cui occuparsi. L'intersezione con i vari Enti, che sembrano fare a gara a passarsi la patata bollente, in molti casi sta bloccando il sistema anziché farlo fluire. E da ciò nasce un'amara ironia come quella dell'impresa in un mese o in un anno.
La sua analisi descrive perfettamente il fenomeno della "paradossale re-intermediazione". La promessa iniziale della digitalizzazione era la disintermediazione: il cittadino o l'imprenditore che, con un clic, dialogano direttamente con lo Stato. La realtà ha invece generato una complicazione tale da richiedere persino un intermediario dell'intermediario.
La nascita della filiera della pratica
Prima della digitalizzazione esasperata, il rapporto tra lo studio del commercialista e il funzionario pubblico era basato sulla mediazione umana: davanti a una scartoffia ambigua, un confronto verbale permetteva di correggere il tiro e sbloccare la pratica in tempi ragionevoli.
Oggi quel canale umano è sbarrato da interfacce web rigide. Questo ha stravolto il ruolo dei professionisti:
- Il sovraccarico dei commercialisti: Gli studi, che dovrebbero occuparsi di consulenza fiscale, societaria e pianificazione finanziaria, si sono trovati sommersi da adempimenti tecnici e informatici alienanti.
- L'esternalizzazione forzata: Per non affogare nei click e nei continui aggiornamenti dei vari portali (SUAP, Registro Imprese, INPS, Agenzia delle Entrate), i commercialisti sono costretti a delegare a loro volta il lavoro alle agenzie di pratiche amministrative.
- Il costo della catena: Si è creata una catena che va dall'Imprenditore al commercialista, che a sua volta si rivolge all’agenzia di pratiche burocratiche, che poi utilizza il Portale Telematico per dialogare con l’Ente competente; ogni passaggio aggiunge costi, dilata i tempi e aumenta il rischio di errori di comunicazione
Il gioco del "passaggio della patata bollente"
L'assenza di un vero coordinamento tra gli enti pubblici ha trasformato il SUAP da "sportello unico" a "passacarte digitale".
- Quando una pratica tocca più competenze (es. urbanistica, ASL e ambiente), nessun ente vuole assumersi la responsabilità finale.
- Il sistema telematico permette ai funzionari di rigettare la pratica o richiedere integrazioni con un semplice "click", interrompendo i termini del procedimento e azzerando i timer di risposta previsti dalla legge.
- Il risultato è il blocco del sistema: la burocrazia si auto-tutela rifiutando il dialogo, mentre l'imprenditore resta sospeso in un limbo digitale per mesi, se non per anni.
Come si può quindi eliminare la sensazione, che in molti casi diventa una conferma, che è il cittadino ad essere al servizio della Pubblica Amministrazione e non viceversa ? Siamo al paradosso e alla commedia dell'assurdo.
Per spezzare la "commedia dell'assurdo" e invertire il rapporto di servitù tra cittadino e Pubblica Amministrazione, non servono nuove piattaforme, ma un cambio radicale di paradigma giuridico e sanzionatorio. Lo Stato deve passare dal ruolo di controllore preventivo e sospettoso a quello di garante dei servizi.
Per eliminare questa distorsione e rimettere la PA al servizio del tessuto produttivo, gli esperti e le associazioni di categoria individuano quattro pilastri fondamentali.
1. Applicazione rigida del principio "Once Only"
- Il divieto di chiedere dati già noti: La legge vieta alla PA di richiedere documenti o informazioni già in possesso di un altro ufficio pubblico.
- L'interoperabilità reale: I database di INPS, Agenzia delle Entrate, Camere di Commercio e Comuni devono dialogare in automatico senza usare il cittadino come "postino digitale".
- Responsabilità del rifiuto: Il portale dovrebbe impedire ai funzionari di rigettare una pratica per la mancanza di un documento che la stessa PA può prelevare autonomamente.
2. Silenzio-Assenso reale e sanzioni ai funzionari
- Inversione dell'inerzia: Scaduti i termini di legge (30, 60 o 90 giorni), l'autorizzazione deve intendersi rilasciata a tutti gli effetti, senza eccezioni o cavilli interpretativi.
- Stop al reset dei timer: La richiesta di integrazioni documentali deve essere limitata a un'unica volta e solo per motivi gravi, impedendo il continuo azzeramento dei tempi di attesa.
- Responsabilità erariale e disciplinare: Il ritardo ingiustificato che causa un danno economico all'impresa deve riflettersi sulla valutazione della performance del dirigente e del funzionario responsabile.
3. Semplificazione normativa a monte (Taglia-Leggi)
- Digitalizzare non è semplificare: Tradurre in digitale una norma complessa crea solo un algoritmo complesso. Prima si eliminano le leggi inutili, poi si scrive il software. [1]
- Autocertificazione e controlli ex-post: Il sistema economico moderno deve basarsi sulla fiducia: l'impresa dichiara sotto la propria responsabilità e avvia l'attività; lo Stato controlla successivamente, sanzionando duramente chi froda.
4. Il "Soccorso Istruttorio" obbligatorio e canali umani
- Il funzionario come consulente: La PA non deve agire come un arbitro ostile che cerca l'errore formale per fischiare il fallo.
- Obbligo di assistenza: Di fronte a un errore formale o a un file firmato male, il sistema o il funzionario devono attivare il "soccorso istruttorio", guidando il professionista alla correzione anziché respingere la pratica in blocco.
Finché l'efficienza della PA non sarà misurata sulla base della velocità di apertura delle imprese e sulla soddisfazione degli utenti (customer satisfaction vincolante), il cittadino rimarrà intrappolato nel ruolo di suddito burocratico.
[D&R con AI Mode]
1° luglio 2026

