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SUPERMINIMO: QUANDO E' ASSORBIBILE ?

Pubblichiamo un intervento in materia di contratti di lavoro dipendente dell’avv. Eleonora Pini, avvocato giuslavorista.

Il superminimo è una voce della retribuzione concordata direttamente tra datore di lavoro e dipendente in sede di assunzione o come integrazione successiva al contratto di lavoro. È la voce della retribuzione che determina un complessivo lordo maggiore rispetto ai minimi di stipendio imposti dalla contrattazione collettiva.

Laddove non vi è alcuna specifica dicitura, il superminimo è da intendersi assorbibile e, quindi, alla crescita della retribuzione base, esso diminuisce.

Nel caso in cui le parti del rapporto di lavoro si accordino per iscritto per un superminimo non assorbibile, lo stesso sarà intangibile e non potrà darsi luogo a suo assorbimento o decurtazione se non a fronte di una apposita ed espressa pattuizione.

Quindi, la regola generale è che il superminimo sia da intendersi assorbibile se non specificatamente indicato come “non assorbibile”.

Tuttavia, esistono due ipotesi nelle quali il superminimo, pur non essendo pattuito inizialmente come “non assorbibile”, possa trasformarsi in tale.

Il primo caso si verifica qualora nel corso degli anni il datore di lavoro, a fronte di un aumento della retribuzione base, non dia luogo ad assorbimento del superminimo; in questa circostanza, la giurisprudenza considera il superminimo divenuto “non assorbile”, in quanto evidentemente accordato nel tempo al lavoratore e legato ai suoi meriti.

Nel secondo caso si tratta di una trasformazione in “superminimo non assorbibile” di una voce retributiva totalmente diversa. Infatti, per giurisprudenza, si trasforma in “superminimo non assorbibile” anche la voce retributiva “straordinario forfettizzato”, laddove il compenso forfettario della prestazione resa oltre l’orario normale di lavoro sia accordato al lavoratore per lungo tempo, senza che vi sia correlazione all’entità presumibile della prestazione straordinaria resa. Nel caso di specie, mancando il nesso fra il compenso denominato “straordinario forfettizzato” e la prestazione straordinaria che si dovrebbe retribuire, lo stesso compenso, per i Giudici del Lavoro, assume una funzione diversa da quella originaria e ricade nella qualifica di, appunto, “superminimo non assorbibile”.

Pertanto, qualora non si proceda all’assorbimento del superminimo a fronte di più aumenti della retribuzione base oppure sia concordato uno “straordinario forfettizzato” senza nesso con la prestazione straordinaria resa, il datore di lavoro non potrà assorbire o decurtare la voce in questione, pena la possibilità del lavoratore di agire in giudizio per ottenere le differenze retributive, consistenti in quanto assorbito o decurtato illegittimamente.

Avv. Eleonora Pini

(Per gentile concessione,  Aprile 2018)

www.studiolegaleeleonorapini.it